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5 consigli per le PMI su come ripartire con la crescita

Crescita PMI

I numeri che negli ultimi decenni hanno caratterizzato il panorama economico delle piccole imprese italiane, sulla base delle rilevazioni statistiche, sono stati abbastanza stabili nelle varie fasi di vita delle stesse: circa la metà delle piccole imprese neocostituite evidenziano una mortalità nei primi cinque anni, i due terzi cessano l’attività entro i dieci anni dalla loro costituzione e, tra queste, poco più dell’un percento registrano una crescita sostenuta.

La domanda è quindi: come mai solo l’un percento circa delle piccole imprese raggiunge livelli di sviluppo sostenibili negli anni, mentre le altre chiudono?

Possiamo riassumere di seguito alcuni punti che empiricamente accomunano le imprese di successo in questo ambito:

  1. Apprendimento attraverso azioni ripetute. Ogniqualvolta una società si espande, essa diventa sempre più capace di superare i momenti di transizione insiti nella continua ricerca di maggior fatturato. Non a caso, durante le fasi iniziali di crescita il processo è tendenzialmente non omogeneo (anche in considerazione della ancor limitata esperienza della complessa “macchina” aziendale). Ma al successivo crescere del giro d’affari, con il maturare di azioni e processi interni vieppiù strutturati, gli stessi imprenditori / manager mettono a frutto le competenze “testare” dal mercato con successo, raggiungendo risultati positivi nel corso degli anni. Gli anglosassoni spesso descrivono questo approccio come: “I learn something new every time I grow and I get better at it” (Imparo qualcosa di nuovo ad ogni occasione di crescita e mi miglioro). Se guardiamo a questo processo nel tempo, più la società si sviluppa e maggiormente complesso sarà il processo medesimo, portando l’imprenditore a valutare nuovi partner quali strategic consultants e investitori di capitale (fondi di private equity, su tutti) per i piani di crescita futuri. Il riconoscere tale bisogno di supporto aziendale rappresenta un importante passo verso il mantenimento/rafforzamento del trend positivo, trend che talvolta potrebbe viceversa essere messo in crisi da una visione troppo olistica nella gestione da parte dell’imprenditore.
  2. Praticare la trasparenza. La trasparenza è un tema sempre più ricorrente tra le società virtuose (il top – un percento delle piccole aziende di cui sopra), ciò in virtù del fatto che la trasparenza porta alla fiducia. Gli imprenditori top riconoscono infatti che la scarsa condivisione di informazioni ovvero il prendere decisioni “a porte chiuse” non è la strada migliore per costruire un clima di fiducia e lealtà tra collaboratori e stakeholders della società. Tale approccio comporta indubbi vantaggi in ordine alla migliore gestione dei rapporti interni ad ogni livello, così come nei confronti dei propri clienti e fornitori, generando un più elevato grado di fiducia ed affidabilità.
  3. Gestire e condividere i financials della società. Da rilevazioni effettuate negli ultimi tempi presso un campione abbastanza ampio di piccole imprese è emerso che la stragrande maggioranza di esse (oltre l’80%) ritiene assai utile mettere a punto e rendere fruibile un sistema di monitoraggio delle performance finanziarie aziendali. Esso facilita la comunicazione tra le varie aree funzionali, riduce le sorprese (spesso negative) sugli andamenti periodici e motiva i dipendenti a contribuire al raggiungimento degli obiettivi fissati, ciascun per il livello di competenza/responsabilità di pertinenza. Sovente il ricorso ad un “financial dashboard” (cruscotto finanziario) interno permette di tracciare in maniera accurata e tempestiva grandezze economico-finanziarie essenziali per la gestione, quali i flussi di cassa, il capitale circolante netto, la posizione finanziaria periodica, le marginalità lorde e nette, ecc. Quanto più funzionale alle specifiche esigenze della singola azienda sarà l’implementazione del cruscotto, tanto più efficace sarà il financial reporting per l’imprenditore chiamato a prendere decisioni anche sulla base degli andamenti che tale strumento andrà a rilevare.
  4. Identificare gli obiettivi. Sempre prendendo ad esempio il top dei piccoli imprenditori analizzati, è importante segnalare come venga da tutti ritenuto indispensabile identificare obiettivi strategici nel modo più chiaro e specifico possibile, sia nelle metriche che nella tempistica. Per ciascun obiettivo gli imprenditori più avveduti valutano una serie di scenari le cui possibilità di avverarsi siano chiaramente delineate lungo una scala di probabilità, dal best-case scenario (ottimale) fino al worst-case scenario (fortemente negativo), così da elaborare una strategia dettagliata per il conseguimento degli obiettivi nel loro complesso. Anche in questo caso la comunicazione all’interno dell’azienda rappresenta un fattore distintivo nella gestione del business.
  5. Crescita formativa delle professionalità. Questo è forse l’aspetto del successo di una piccola impresa più difficile da realizzare: attrarre talenti manageriali e formare futuri supervisor costituisce talvolta un ostacolo molto grande per la crescita della società nel medio termine. L’imprenditore si orienta tipicamente verso l’assunzione di personale entry-level con buon potenziale e capacità, che sia idoneo ad integrarsi con la cultura dell’impresa ed abbia l’attitudine e desiderio di ricoprire un ruolo di progressiva responsabilità. La crescita delle professionalità interne crea inoltre un’atmosfera positiva poiché promuove il concetto dell’impegno nella e per l’azienda nel tempo che viene riconosciuto e premiato. La difficoltà – oggi più di ieri – risiede nell’integrazione tra chi è cresciuto internamente e chi arriva in azienda già formato, quindi con un bagaglio di competenze e modalità di lavoro diverse rispetto alla prassi della società. Compito dell’imprenditore diventa pertanto il creare l’amalgama giusta per far sì che tutte le figure apicali lavorino in sinergia per il raggiungimento delle finalità loro assegnate.

Autore: Piermario Croce
FotoStanislav Kondratiev on Unsplash